Dal rapporto integrato sul mercato del lavoro: L'occupazione cresce in valori quantitativi ma non in qualità

Il primo rapporto integrato sul mercato del lavoro pubblicato l'11 dicembre illustra una situazione a luci e ombre

E' stato pubblicato l'11 dicembre il rapporto: "Mercato del lavoro, una lettura integrata", realizzato in collaborazione tra Istat, INPS, Inail, Anpal. Si tratta del primo rapporto integrato che analizza dati e informazioni provenineti da diverse fonti e osservatori sul mercato del lavoro. In generale il quadro che emerge è, per il 2016, di un miglioramento quantitativo dei posti di lavoro sia in Europa che in Italia. Ma tale miglioramento presenta elementi controversi e contradditori come, la riduzione complessiva delle ore lavorate, la crescita del lavoro intermittente, e soprattutto la persistente difficoltà dei giovani nel conseguimento di posti di lavoro che consentano loro di raggiungere l'autonomia economica dalla famiglia e di progettare il proprio futuro. Infatti secondo il rapporto "Prosegue anche il miglioramento del mercato del lavoro. Nell’UE28 l’occupazione ha ormai superato i livelli pre-crisi già nel 2016 e il tasso di disoccupazione, in diminuzione dal 2013, è arrivato al 7,5% a settembre 2017. Sebbene la ripresa sia diffusa e molti paesi europei stiano registrando una riduzione della disoccupazione, in generale la crescita delle ore lavorate risulta inferiore a quella dell’occupazione segnalando un certo sottoutilizzo della forza lavoro a livello continentale2. In questo contesto anche il mercato del lavoro italiano continua a migliorare. Dopo il rilevante incremento dell’occupazione dipendente nel 2015, trainato dalla decontribuzione e per questo concentrato nel lavoro a tempo indeterminato, nella seconda parte del 2016 si è osservato un progressivo rallentamento. Durante il primo semestre 2017 è ripreso un notevole incremento tendenziale del lavoro dipendente, stimolato dall’accelerazione della crescita economica: nel secondo trimestre 2017 l’occupazione ha sfiorato la soglia dei 23 milioni di occupati, livello di poco inferiore al massimo registrato prima della crisi nel 2008, e sia ad agosto sia a settembre 2017 la stima mensile Istat ha registrato 23,1 milioni di occupati.

(..) Anche le differenze intergenerazionali si sono acuite durante la crisi con un più forte calo del tasso di occupazione e un maggior aumento di quello di disoccupazione per i giovani di 15-34 anni. Di contro, per gli ultracinquantacinquenni il tasso di occupazione è cresciuto in tutto il periodo, anche a seguito dell’innalzamento dei requisiti per accedere alla pensione; l’aumento del tasso di disoccupazione è stato invece più contenuto, sebbene non trascurabile rispetto al passato. Il 2015 e il 2016 tuttavia evidenziano un miglioramento del tasso di occupazione anche per la componente giovanile. In termini di struttura occupazionale, nel 2016 i giovani sono più presenti nei comparti degli alloggi e ristorazione e sempre meno nel pubblico impiego, dove si risente dell’effetto del lungo blocco del turn-over. Diversamente, l’incidenza degli over 55 è più elevata nell’amministrazione pubblica e difesa, nell’istruzione e nell’agricoltura (si veda il capitolo 2 “L’offerta di lavoro tra tendenze demografiche e congiuntura economica”). Nonostante la riduzione dell’orario di lavoro per occupato sia una tendenza visibile anche negli altri paesi europei, l’aumento dell’incidenza di lavoratori part time in Italia (15-64 anni) è stata più che doppia rispetto alla media europea: +4,8 punti nei dati destagionalizzati tra il primo trimestre 2008 e il secondo 2017 in Italia, contro i due punti nell’Ue28.

Articolo postato nella categoria 2017